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mostra

Joan Miró, pittore catalano, rimase sempre strettamente legato alla sua terra e alle sue vicende, anche a Parigi dove fu uno dei membri più audaci del movimento d’avanguardia del Surrealismo.
La sanguinosa guerra civile di Spagna toccò dolorosamente Miró che, non diversamente da Picasso,
ne dette testimonianza nella sua opera. Durante la seconda guerra mondiale egli si trasferì a Mallorca dove rimase per il periodo della guerra e dove, insieme all’architetto Sert costruì la sua casa-studio che sarebbe poi stata la sua dimora fino alla sua morte. Il ritorno in patria e il successivo impegno con la Fondation Maeght a San Paul de Vence riportarono Mirò a guardare al Mediterraneo come alla patria d’origine della sua gente: i catalani. Dal ’33 in poi egli prese a rivisitare i miti del Mediterraneo attraverso una serie di opere eseguite nelle più diverse materie, dalla pittura, all’incisione, alla scultura, alla poesia. Soprattutto, il rapporto con la poesia fu particolarmente importante nell’opera di Miró che considerava l’attività poetica come l’attività più seria a cui un uomo potesse dedicarsi. La mostra che abbiamo ideato con la Fundació Joan Miró di Barcellona seguirà dunque l’opera di Mirò attraverso i miti poetici ed epici del Mediterraneo.

La mostra

La mostra inizierà con le opere (sculture e incisioni) dedicate dall’artista catalano ai miti classici del Minotauro e di Dafne e Cloe.
Il tema della guerra e in particolare del ruolo delle Donne combattenti comparirà in una serie di importanti incisioni denominate “la serie di Barcellona”.
L’angoscia per la guerra civile spagnola si esprimerà, in collaborazione con Picasso nella famosa serie “Rossa e Nera” realizzata da Miró durante la seconda guerra mondiale.

Con il ritorno della pace e della serenità nell’animo dell’artista il suo occhio si volge al cielo degli antichi miti. Ventidue tavole a colori denominate “Le costellazioni” verranno presentate in mostra accompagnate ciascuna da una poesia di Breton.

Il mito del viaggio e dell’eterno navigare verrà illustrato dalle lussureggianti tavole di “Arcipelago selvaggio” a cui faranno da riscontro una quindicina di sculture in cui Mirò ricerca e trova la capacità espressiva dei popoli primitivi. Dall’altra, l’idea del viaggio si riproporrà in una decina di tele di grande valore poetico che confluiranno nella scoperta dell’Oriente e nell’illustrazione di una serie di Haiku.

La grande sala del piano terra verrà dedicata al mito fondante della Mater natura che Miró tratterà in una straordinaria serie di dipinti a olio poco conosciuti, e in opere dipinte in acrilico e a gouache nelle ultime due sale.
Una sezione a parte sarà dedicata al tema della matericità del paesaggio attraverso opere costruite da materiali vari, quali tele di sacco, corde e altro che, a causa della loro fragilità, non sono abitualmente esposte.

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